Cambia la Grecia e cambia l’Europa?

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di Vincenzo Colaprice (da Proletaria, anno II n. 3)

Cittadini di Atene oggi il popolo greco ha fatto la storia. Il popolo greco ci ha dato un mandato molto chiaro, la Grecia lascia l’austerità, lascia dietro di sé anni di oppressione, la Grecia va avanti con la speranza verso un Europa che sta cambiando. Noi abbiamo fatto un passo avanti per incontrare tutti gli altri popoli dell’Europa. Da domani cominciamo un compito molto difficile. Chiudere con il circolo vizioso dell’austerità, annullare il memorandum dell’austerità. Il popolo greco ha messo la troika nel passato, il popolo greco ci dà il mandato per un rinascimento nazionale. Creeremo un governo per tutti e tutte, daremo fiducia a ogni greco e a ogni greca, lotteremo tutti insieme per ricostruire la nostra patria con onestà e amicizia. Non ci sono vincitori e vinti, è finita la Grecia degli oligarchi. Se ha vinto qualcuno ha vinto la Grecia del lavoro, della conoscenza, della creatività, che chiede tempo e spazio per un futuro dignitoso. Voglio ringraziare di cuore tutti voi. Ma anche le migliaia di persone che sono venute da tutta Europa per dimostrare la solidarietà dell’Europa. La nostra lotta è quella di ogni popolo che combatte contro l’austerità.

Il governo greco è pronto a collaborare per una vera nuova soluzione, per far uscire la Grecia dal circolo vizioso, per far ritornare la Grecia e l’Europa alla stabilità. Il nuovo governo non darà ragione a nessuna Cassandra, non accetteremo di inchinarci davanti a nessuna costrizione. Combatteremo per la democrazia a livello sociale e a livello amministrativo. Ci riprenderemo la speranza, il sorriso, la nostra dignità, vi voglio ringraziare di cuore a tutti voi che avete lottato con ottimismo, prendendo la speranza tra le mani. In questo momento storico in cui tutti ci guardano: vogliamo rassicurarvi sulla fatto che lotteremo tutti insieme per far restare il sole della democrazia e della dignità sopra la Grecia, insieme ce la faremo. Oggi festeggiamo, questo popolo ha bisogno di festeggiare. Forza e lottiamo insieme.

Queste sono state le prime parole di Alexis Tsipras pronunciate lo scorso 25 gennaio durante il comizio della vittoria ad Atene. Questa è stata sicuramente la vittoria di Tsipras, un leader carismatico, popolare, marxista, laico (o meglio, ateo) che ha saputo esprime non solo la rabbia dei greci ma anche una reale possibilità di cambiamento. Ma è stata soprattutto la vittoria di SYRIZA, acronimo greco che sta per Coalizione della Sinistra Radicale. SYRIZA è un partito comunista, ecologista, anticapitalista che è nato nel 2004, unendo diversi piccoli partiti della sinistra greca. Tsipras ne è stato promotore e al tempo stesso lungimirante: nel 2004 le Olimpiadi di Atene esprimevano l’efficienza di un’economia, quella greca, totalmente volta al mercato, totalmente liberista. Un modello per molti allora in Europa.

Ma Tsipras è diventato ormai da anni un modello per tanti altri: nel 2004, quando SYRIZA nasce, egli guida il Synaspismos, un partito che si è scisso dal KKE (Partito Comunista di Grecia) irrimediabilmente stalinista e settario. Oggi la sua scelta di abbandonare il settarismo, di unire la galassia della sinistra anticapitalista in un unico partito e con esso rappresentare i lavoratori, gli studenti, i precari, i disoccupati, le loro paure e i loro desideri, è stato premiato. SYRIZA è un’anomalia nella politica europea di oggi: tutti i partiti cercano di rendersi smart, snelli, di mantenere perennemente la dimensione di “comitati elettorali”; SYRIZA invece ha avuto il merito di essere partito sociale e partito di massa quando tutti celebravano il funerale delle ideologie, specie del marxismo. Laddove lo Stato greco aveva chiuso ospedali, scuole, centri per anziani, mense, lì c’era e c’è tuttora SYRIZA con i suoi numerosi centri popolari ospedalieri, con le mense, con la distribuzione di cibo ed indumenti, con l’assistenza a bisognosi e anziani. Attraverso pratiche di mutualismo, il partito di Tsipras è stato capace di ricomporre, come direbbe Gramsci, un blocco sociale. SYRIZA ha interagito con le masse popolari, non ha solo voluto rappresentarle genericamente, ma ne è stata il megafono.

Detto questo è facile comprendere come in dieci anni SYRIZA sia passata dal 4% al 36% mentre il PASOK (l’equivalente greco del PD) sia passato dal 40% al 4%. Oltre alle misure di intervento pubblico nell’economia greca (salario minimo, reddito minimo garantito, fine delle misure dell’austerità, 300000 nuovi posti di lavoro, aumento di pensioni e salari), Tsipras si pone come obiettivo la conovocazione di una conferenza europea che ridiscuta il debito pubblico degli stati in crisi. Tra quegli stati c’è anche l’Italia. L’alleanza di governo tra SYRIZA e il partito conservatore ANEL è funzionale alla formazione di un governo totalmente antiausterity e critico verso l’UE, in modo da aumentare la forza contrattuale della Grecia con la Troika (BCE, UE e FMI). Tsipras non è assolutamente il Renzi ellenico, l’unica cosa che hanno in comune è l’età. Renzi è un liberista ed è servo del volere della Troika. Siamo noi italiani, piuttosto, alla perenne ricerca di uno Tsipras italiano. Qualcosa si sta muovendo e soltanto l’unione delle sinistre alternative al PD, che sappiano fare del radicamento sociale e del conflitto sociale la loro bandiera, potrà portarci ad un’inversione di tendenza. La vittoria di SYRIZA è la vittoria dei comunisti e degli anticapitalisti in Europa, una vittoria che può pesare ancora di più se al governo andranno anche Podemos in Spagna e Sinn Fein in Irlanda. Questa è anche la vittoria del PRC e di tutte/i le/i compagne/i che ancora lottano per il riscatto degli oppressi.

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