C’è un rigurgito fascista

di Vincenzo Colaprice
Erich Priebke domani compie centro anni. Auguri. Ma anche no.

Priebke è stato lo zelante collaboratore di Herbert Kappler, comandante di Roma per conto di Hitler dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Priebke si occupò di redigere assieme alle altre SS la lista dei condannati a morte per l’attentato di via Rasella, organizzato dai partigiani, che costò la vita a 33 soldati tedeschi. L’ordine era di uccidere 10 condannati a morte o prigionieri italiani per ogni soldato tedesco morto. Priebke, ai 330 che avrebbe dovuto far uccidere ne aggiunse 5. Ben 335 vite uccise e sepolte nelle Fosse Ardeatine.

Ma andiamo oltre la storia. Priebke estradato negli anni ’90 dall’Argentina (dove si era rifugiato dopo il 1945) nel 1998 è stato condannato l’ergastolo. Per l’età avanzata il capitano delle SS Priebke sconta gli arresti domiciliari, dei falsi arresti domiciliari, poiché esce tranquillamente per andare a messa, per la spesa, per andare in farmacia, ma anche per girare Roma (dove vive oggi), il tutto corredato dall’assistenza di una badante e di una guardia del corpo.

Priebke domani compirà 100 anni. Darà una festa, parteciperanno anche dei sacerdoti, porterà avanti la vita comune di tutti i giorni, non una detenzione. Ma Priebke, aldilà del personaggio e degli eventi, è solo un simbolo della connivenza tra Stato e reminiscenze fasciste, per non dire fascismo.

Un rapporto che segue un doppio filo, quello di un’istruzione autoritaria e di estrema destra voluta dallo Stato borghese e quello dei partiti politici di estrema destra.

L’istruzione autoritaria e di estrema destra può essere ricondotta agli ambienti militari italiani. Il lungo ruolo anticomunista avuto dai servizi segreti italiani, il tentato golpe degli anni ’70 guidato da Junio Valerio Borghese con l’appoggio delle forze armate, la loggia eversiva P2 alla quale erano iscritti i vertici militari oltre a politici, industriali, imprenditori e giornalisti. Una connivenza che ha fatto comodo all’epoca della guerra fredda, una connivenza che ancora oggi, nella grande logica capitalista di smantellare tutte le concessioni fatte al movimento operaio, in quanto è venuto meno lo spauracchio del comunismo, ha la sua validità.

Possiamo fare alcuni esempi.

Il saggio pubblicato dall’Università di Messina (e poi per chiari motivi censurato e ritirato) Autoritarismo e costituzione di personalità fasciste nelle forze armate italiane: un’autoetnografia dei sociologi Pietro Saitta e Charlie Barnao affronta la costruzione della personalità autoritaria, allo stesso modo del filosofo Adrono che all’argomento dedicò uno studio e un successivo saggio. Adorno infatti sottopose cittadini e militari statunitensi a vari sondaggi che riguardavano l’antisemitismo, l’etnocentrismo, il conservatorismo e infine la tendenza all’autoritarismo o fascismo potenziale. I fattori che rispecchiano una personalità fascista o autoritaria sono presenti nella scala F (che sta per fascismo, appunto) teorizzata dallo stesso filosofo:

il rispetto per le convenzioni; la sottomissione all’ordine vigente; la mancanza di introspezione; la superstizione; le credenze stereotipate; l’ammirazione per il potere e la durezza; l’emersione di tendenze ciniche e distruttive; un eccessivo interesse e una eccessiva attenzione verso la sessualità.

Il saggio di Saitta e Barnao argomenta a proposito dell’istruzione o della costruzione della personalità all’interno della Brigata Folgore, il reparto italiano dei paracadutisti, scandito da riti di iniziazione e da richiami fascisti. Ora, il saggio è stato subito etichettato come “la Folgore fabbrica fascisti”, ma non credo che il fine degli autori fosse stato questo. Il fine è invece mostra come le personalità che si costruiscono nelle caserme e nelle forze armate tendano pericolosamente verso quella scala F e che alla controprova dei fatti, quei riti, quella nostalgia nera, non viene rinnegata, anzi giustificata. I due sociologi hanno evidenziato come queste pratiche siano comuni anche alle forze di polizia. Una prova sono le torture subite dai manifestanti del G8 di Genova a Bolzaneto, specie se anarchici, comunisti o di sinistra. Una voluta impostazione politica dunque delle forze armate che si rispecchia sia nella complicità di queste ultime nell’appoggiare la resistenza padronale agli scioperi e ai picchetti operai ed anche alla prontezza ad intervenire nelle manifestazioni e nei possibili scontri di piazza del prossimo autunno come appurato nel paragrafo 30 della Direttiva ministeriale in merito alla politica militare per l’anno 2013. Queste tendenze autoritarie e nostalgiche possono anche spiegare le morti in caserma o le aggressioni ai danni di migranti da parte di carabinieri e/o vigili come accaduto in varie città italiane tra cui Firenze, Roma o Bergamo.

L’altro filo su cui si muove il rigurgito fascista italiano è quello politico.

Sono passate poche ore dal lancio delle banane al ministro Kyenge da parte, sembra, di esponenti di Forza Nuova. Il panorama neofascista italiano è più che variegato. Forza Nuova, CasaPound, Fascismo e Libertà, Movimento Idea Sociale, Unione Socialismo Nazionale e i più moderati Fiamma Tricolore e La Destra. Il punto è ovviamente metterli fuori gioco. La XII disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana afferma che

E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista

e ancora la legge n. 645/1952 dichiara esplicitamente che

quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.

I caratteri fascisti ci sono tutti, l’antidemocraticità pure. Ma cosa si aspetta ad eliminare questi partiti inutili? Beh forse tornano utili. Tornano utili soprattutto nelle manifestazioni di piazza. Si, in quelle manifestazioni autunnali spesso fatte da studenti, democraticamente. L’obiettivo delle fronde di questi partitini non è sciorinare il loro appoggio a decreti legge o riforme, quanto menare, combattere quelli che loro considerano avversari, o meglio fomentare disordini per screditare quelle proteste, per disgregare quei movimenti di piazza, per far dire ai loro figli alle mamme che sono a casa e che guardano nei vari Tg a tamburo battente le immagini degli scontri: “Tu lì non ci vai” o “Non farti mai coinvolgere in certe cose”. E così nasce l’indifferenza, l’antipolitica, il qualunquismo, l’etnocentrismo, il razzismo eccetera, eccetera, eccetera… auguri Priebke!

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