Diario dalla Palestina – parte 4

di Pietro Pasculli

Lunedì 2 novembre – al-Khalil (Hebron, West Bank)

Così una bambina palestinese di sei anni vede il mondo.

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Venerdì 6 novembre – Tel Rumeida (Hebron, West Bank)

Oggi è l’ottavo giorno consecutivo di zona militarizzata nel territorio occupato dalle forze israeliane qui a Tel Rumeida, al-Khalil. Le forze di occupazione oltre a limitare la libera circolazione ai palestinesi che risiedono nella zona, hanno deciso di chiudere tutti i loro negozi fino a quando l’ordine militare non finirà, e questo è l’ottavo giorno di chiusura forzata. Chi non rispetterà l’ordine sarà costretto a pagare una multa di 5000 scicli. Le strade che si aprono nei pressi della moschea di Abramo, sono vuote, un tempo invece sede di incontri e scambi culturali e commerciali. Questo è il dipinto di strade fantasma. Naturalmente va meglio ai coloni, i loro negozi possono rimanere aperti e la libertà di spostamento non è limitata. Questa volta la stella di David non è il simbolo di un popolo oppresso, ma al contrario si annienta e si svilisce la dignità dell’uomo proprio in nome di quella stella.

Sabato 7 novembre – al-Khalil (Hebron, West Bank)

Che non mi si dica che sono di parte. Nella giornata di ieri qui, ad al-Khalil, dopo che i soldati in mattinata hanno ammazzato un anziana signora palestinese di 72 anni con l’accusa di aver provato ad investire con la sua auto le forze israeliane, nel pomeriggio due palestinesi hanno sparato a tre coloni, ferendoli.
È incredibile come questa terra ti cambi. Saputa la notizia l’unico sentimento che ho provato è stata gioia.
Mi sono interrogato molto su questo. Cosa è la vita umana? È un corpo con un contenuto, con una coscienza umana. E allora, quando questa viene a mancare in un determinato corpo ci si può dispiacere o provare tristezza per la fine di questa vita? No.
E allora sì, io parteggio, io parteggio per un popolo, quello palestinese, oppresso e schiacciato che nonostante tutto non ha perso la sua coscienza umana.
Mi si dica pure che io sono di parte.

Mercoledì 11 novembre – al-Khalil (Hebron, West Bank)

Tra qualche ora compio il mio primo mese qui in Palestina. Parti credendo di conoscere già tutto e poi ti accorgi che quel tutto è niente. Ti perdi per anni nel niente alla ricerca del tutto e poi scopri che nel tutto c’è un sasso, una corsa su per una collina, una lacrima che si infrange ai piedi di una barba.
Cosa è il tutto?
È imparare a riconoscere un sorriso sotto un velo. Questo è il tutto.

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