Diario dalla Palestina – parte 6

di Pietro Pasculli

Sabato 28 novembre – al-Khalil (Hebron, West Bank)
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Domenica 29 novembre – Kiryat Arba (Hebron, West Bank)

L’occupazione non si arresta.
Quartiere palestinese nei pressi della colonia di Kiryat Arba.
Nella giornata di ieri i soldati hanno occupato parte di una casa palestinese e hanno creato nuova base militare. Successivamente, alle 14:30 circa, è stato costruito nuovo muro che divide il quartiere palestinese a metà ed estende il controllo israeliano sulla zona.
Qualche giorno fa, lungo la strada, racconta un palestinese, professore di matematica e scienze, i soldati hanno posto per terra un grosso coltello, ed i soldati appostati li vicino hanno aspettato per ore, sperando che qualcuno lo raccogliesse per far fuoco. Fortunatamente nessuno è caduto nella trappola. L’occupazione continua, ma fino a quando ci saranno loro, a sorvegliare quel muro ed a non indietreggiare, c’è ancora speranza per una Palestina libera.

Giovedì 3 dicembre – al-Khalil (Hebron, West Bank)

La cosa più semplice, quella che si impara da bambini, il camminare, qui ad al-Khalil diventa il tuo passaporto verso la morte.
Il coprifuoco non è legittimato da un ordine militare ma qui, in Tel Rumeida e nei quartieri confinanti, quando il cielo si porta via la luce, esiste di fatto. E per coloro che non credono, per quelli che Israele difende la democrazia, vi inviterei a casa per cena.
Scusate dimenticavo, abito proprio in questo quartiere ed è impossibile invitare gente a cena, potreste morire per strada a stomaco vuoto.

Lunedì 7 dicembre – al-Khalil (Hebron, West Bank)

Ricordo che spendevo gran parte del mio tempo all’uscita di scuola a guardare quei volti passare per poi innamorarmene.
Qui non c’è tempo per i volti, sono troppo confusi nel gas che sovrasta le scuole. Non c’è tempo per guardarsi perché si passa gran parte del proprio tempo a capire chi e cosa sta puntando quel mitra.
La campanella delle 13 non segna l’uscita di scuola, ma ti dice che il tempo delle decisioni è finito. Al-Khalil è molto grande, ma si aprono solo due strade sulla tua via. La prima è quella che ti fa correre veloce, la seconda è quella che ti porta a rompere una pietra sperando che una granata non esploda troppo vicino ai tuoi piedi.
In entrambi i casi il tuo amore è nato tempo prima di una campanella di scuola, è nato quando hai deciso di restare, Il tuo amore ha mille occhi e mille volti, il tuo amore non è di proprietà privata, non ha un proprietario.
Il tuo amore è il tuo popolo.
L’amore qui è molto più grande.

Domenica 13 dicembre – al-Khalil (Hebron, West Bank)

Erano le 14.30. Probabilmente stavi tornando da scuola. Magari ti eri attardata a chiacchierare con le tue amiche e tua madre ti stava aspettando a casa preoccupata. Ma a casa tua non ci sei più tornata, ti sei fermata solo 50 metri prima. Avevi 16 anni ed i soldati israeliani ti hanno sparato tre colpi alle spalle. Questa volta non sono state le loro sporche mani a lavare via il tuo sangue, ma il cielo di al-Khalil ha voluto provvedere lui personalmente con le sue lacrime.

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