Gli ambientalisti veri e quelli a giorni alterni

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di Angelantonio Minafra

Bene, ottimo. Come ormai sapevamo, il PD, il Partito Della Nazione, il Partito-stato che tutto decide e occupa, ha detto che il referendum del 17 aprile,  per impedire che le trivelle scavino il petrolio sotto costa e distruggano il nostro mare votando SI all’abrogazione delle normative che ne autorizzano le concessioni, è una inutile perdita di tempo e di soldi.

La gente può andare al mare o in campagna o a fare qualcosa d’altro; per il PD la democrazia può attendere, almeno si fa chiarezza di finzioni e inganni della falsa ‘sinistra di governo’.

Dopo i disastri ambientali annunciati dal decreto ‘Sblocca Italia’ (tutto diventa strategico e imponibile alle popolazioni con i blindati della polizia: le prospezioni petrolifere, le varianti di valico, i depositi di scorie nucleari…), dopo l’annuncio che il Ponte sullo Stretto di Messina si farà, dopo la nuova privatizzazione dell’acqua pubblica (altro referendum inutile per Renzi?) e delle società pubbliche di gestione dei rifiuti ed energia, adesso anche le industrie del petrolio sono accontentate.

Scrive Marco Bersani del Forum per l’Acqua pubblica :”Hanno annichilito il paese con la trappola-shock del debito pubblico e lo hanno rinchiuso nella gabbia del pareggio di bilancio, del patto di stabilità e dei vincoli monetaristi: ora si apprestano alla definitiva espropriazione di ciò che ci appartiene per consegnarlo ai grandi interessi delle lobby finanziarie.” Ci vorrebbe la passione intelligente di Pier Paolo Pasolini a descrivere oggi quello che sta avvenendo fra finanza e potere politico. “Petrolio” è stato l’ultimo suo romanzo, incompiuto, che narra della immoralità intima e costitutiva di chi detiene il potere per arricchirsi e speculare.

Ci tolgono il mare, ci tolgono l’aria, ci avvelenano il cibo. L’ILVA di Taranto è l’emblema del loro ‘sviluppo’, il dilemma fra morire di fame ed emigrare o morire di diossina prodotta dalle ciminiere del progresso. In verità, anche il vecchio PCI ed il sindacato si erano arenati sulle sabbie mobili delle cattedrali nel deserto del Sud, i poli petrolchimici e siderurgici che creavano posti di lavoro a qualsiasi costo e consegnavano alle generazioni future devastazioni immani.

A Ruvo, come in tutte la parti della terra, i comunisti sono gli unici ambientalisti davvero conseguenti. Perché sanno che l’accumulazione del profitto e la distruzione delle risorse ambientali vanno di pari passo e non sono fenomeni ‘naturali’ ma governati dalle leggi delle classi dominanti.  Anche a Ruvo i comunisti si preoccupano concretamente della riduzione e della differenziazione dei rifiuti, per evitare che dopo le discariche piene si propongano gli inceneritori (proposta di emendamento e integrazione del Regolamento Comunale sulla Tassa per lo smaltimento dei rifiuti, proposta dal comp. consigliere Di Modugno, all.1). Anche a Ruvo i comunisti si preoccupano delle norme che regolano i beni architettonici e chiedono il rispetto delle regole per chiunque voglia piazzare paletti nelle piazze storiche del centro urbano (Interrogazione sulla autorizzazione della Sovrintendenza per Piazza Menotti Garibaldi, all.2).

Gli ambientalisti che vanno a braccetto con il PD e che predicano a giorni alterni del rispetto della natura e delle regole, provino ad imparare che solo dalle contrapposizioni e dalle lotte nascono le possibilità di gestire uno sviluppo sostenibile. E si preparino a rispondere, ai soggetti sociali attivi che esprimono queste lotte, delle loro scelte e dei loro comportamenti.

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