L’autogestione contro la crisi

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di Mariavaleria Stragapede (da Proletaria, novembre 2013)

Vio.Me, sud di Salonicco. Questo il nome della fabbrica che negli ultimi mesi ha attirato l’attenzione di molti, a livello internazionale, tra cui esponenti del movimento anti-globalizzazione. Il suddetto stabilimento ha chiuso battenti nel 2011 dopo che proprietaria, manager e dirigenti hanno rastrellato tutto il denaro possibile sono scomparsi. Essendo stato impossibile rifarsi sul profitto dell’azienda per soddisfare fornitori e operai che già mesi prima avevano smesso di percepire il loro salario, il giudice ha deciso di affidare momentaneamente la fabbrica ai lavoratori. Dei 70, 35 hanno deciso di restare e tentare di non bloccare definitivamente la produzione attraverso un modello di gestione differente.

Nonostante il divieto del giudice di mettere sul mercato i prodotti invenduti rimasti in magazzino e di azionare i macchinari, il collettivo di operai ha deciso di mettersi nuovamente in gioco producendo detergenti e saponi, essendo sufficienti per questi piccole attrezzature. Risultato: i loro prodotti sono buoni, privi di additivi chimici, economici e ormai richiesti in tutta la Grecia. L’autogestione non è però l’epilogo di questo meccanismo messosi in moto nel Paese: i prodotti sono venduti saltando la grossa distribuzione attraverso associazioni di quartiere, politiche, mercati autogestiti, senza nessun intermediario! Il collettivo di operai si dà un gran da fare per cercare di sostenersi attraverso l’ancora esiguo guadagno. In realtà le prospettive sono in rialzo ma probabilmente queste non potranno concretizzarsi.

Di qualche mese fa è la notizia che una parte della magistratura greca sta pianificando lo sgombero degli operai per sottomettere la fabbrica ad interessi privati. Ennesima dimostrazione della volontà del governo di reprimere i lavoratori e la società in mobilitazione, analogamente a quanto accaduto nei servizi pubblici quali quello sanitario, televisivo e non meno importante, educativo. E’ evidente come si stia cercando di fare in modo che l’esempio della Vio.Me non si diffonda nel Paese e come, ancora una volta, il governo tuteli gli interessi privati e del capitalismo europeo. Quella dei lavoratori della fabbrica è molto più che una semplice lotta per la sopravvivenza. E’ una risposta che appare pericolosa agli occhi dei capitalisti in quanto capace di illuminare la strada verso una diversa organizzazione della produzione e dell’economia, che elimini le gerarchie, lo sfruttamento e la disuguaglianza. Ovviamente non può rimanere un caso isolato, una sorta di isola felice. E’ necessario che ogni altra fabbrica che in Grecia chiude sia riaperta da vecchi e nuovi lavoratori. Per questo, attraverso una proposta formale risalente all’Ottobre 2011, hanno affermato la costituzione di una cooperativa operaia sotto il pieno controllo dei lavoratori rivendicando in questo modo un riconoscimento legale, anche per le cooperative che si spera seguiranno, ma che ha incontrato l’indifferenza delle burocrazie statali e sindacali.

Noi invece vogliamo fare in modo che il messaggio di lotta e di una nuova organizzazione non rimanga indifferente all’ingente massa di lavoratori, disoccupati e a tutti gli individui colpiti dalla crisi. Che si comprenda che la possibilità di una società senza padroni non è utopia. Infine vogliamo sostenere l’appello di solidarietà per gli operai della Vio.Me lanciato recentemente da associazioni e centri sociali affinchè tutta la società possa schierarsi dalla loro parte.

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