Lo sviluppo della Murgia viaggia sui carri armati?

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di Dino Frisullo (da il rubastino, dicembre 1984)

Proponiamo questo articolo scritto trent’anni fa dal caro compagno Dino Frisullo, al quale è intitolata la nostra sezione, che ripercorre le tappe della nascita dei poligoni militari sulla Murgia e, spiegandone i retroscena, già traccia lo sviluppo della vicenda fino ai giorni nostri. 

[…] Lo sviluppo dei poligoni militari esistenti nella regione [Puglia] consente il soddisfacimento delle esigenze di attività a fuoco con armi individuali dei reparti ivi dislocati. È necessario però disporre di un poligono per corazzati che consenta: la concentrazione dei reparti dislocati nella regione; il trasferimento di attività per unità dislocate in altre regioni; […] trasferimenti stabili di truppe dal Nord con strutture permanenti […]

La citazione è tratta dagli atti – ufficiali – di un recente Convegno nazionale sulle servitù militari, promosso dal Ministero della Difesa. Significa che la Puglia, che già occupa il 5° posto fra le regioni per numero di servitù militari ed il 2° posto – dopo il Lazio – per numero di poligoni di tiro, dovrà ospitare un mega-poligono permanente ed operativo adatto alle operazioni di truppe corazzate provenienti da tutta Italia. Dove? Nella Murgia barese, notoriamente – per lor signori – disabitata, incolta e incoltivabile.

L’idea di militarizzare la Murgia, del resto, non è nuova. Già nel ’72-’73 Gravina si mobilitò contro la proposta dell’allora Ministro della Difesa Tanassi di installare in agro gravinese una grossa base militare; e di basi ed installazioni è costellata tutta l’Alta Murgia, dai poligoni di Parisi Vecchio (fra Spinazzola e Poggiorsini) e di “Madonna di Buon Cammino” in agro di Altamura, alla polveriera di Spinazzola, dai carri armati in contrada Franchino, ai recenti insediamenti vicino Castel del Monte… Ma è solo alla fine degli anni ’70 che, in seguito alla decisione di spostare verso il Meridione (Medio Oriente, Mediterraneo) le installazioni militari, il Gen. Pernacchia e gli altri alti ufficiali della “Pinerolo” e del Comando di zona di Bari avviano discreti contatti con i Comuni e la Regione, per installazione di un poligono, appunto, di grandi dimensioni: quello di “Torre di Nebbia”.

Le risposte sono, in genere, negative. Anche se in modo non ufficiale, i sindaci di Gravina, di Spinazzola, di Ruvo (allora era Sindaco Mastrorilli), fanno conoscere la propria opposizione al progetto; solo il Comune di Corato – pare – accetta la proposta, mentre Altamura pone grossi dubbi. E proprio ad Altamura, nel dicembre ’80, un folto gruppo di allevatori e contadini della Murgia stilano un documento in cui, di fronte al “promemoria” delle Autorità militari che propone espropri per periodi medi di 180 giorni l’anno, si impegnano a “fare tutto il possibile perché il poligono non si faccia, per poter continuare a svolgere la nostra attività senza vincoli e limiti che non siano quelli previsti dalle linee programmatiche per lo sviluppo del territorio”.

In Regione, nel frattempo, nel Comitato misto regione/militari sulle servitù militari (previsto, come organo consultivo, dalla Legge 898/’76), alcuni dei rappresentanti della Regione pongono vincoli al progetto: chiedono impegni a non usare il poligono, in futuro, per basi missilistiche; chiedono l’abbandono, almeno, dei poligoni minori sulla Murgia; chiedono che si consultino ufficialmente interessati… Tutte richieste respinte dai militari: ed alla fine il Comitato misto dà comunque via libera al progetto, che diventa operativo con la delibera del Consiglio regionale del 23 febbraio ’83, approvata all’unanimità con l’astensione comunista.

Questa lunga premessa “storica” era necessaria, per comprendere la situazione attuale. Una situazione in cui, mentre in Regione si lavora – su mandato dei militari – a delimitare le aree da espropriare per il demanio militare, né le popolazioni, né la Comunità montana, né le Amministrazioni comunali sono state informate ufficialmente; del resto la Legge 898 sulle servitù militari – ancora peggiore, in questo, della legge sulla localizzazione degli impianti nucleari – non prevede alcun obbligo di informazione per i comuni, e nessuna possibilità per i Comuni di opporsi, se non dopo l’avvio delle ordinanze di esproprio dei terreni, lasciando, anche in quel caso, alla buona volontà del Ministero della Difesa di bloccare le procedure in attesa dell’esito dei ricorsi.

Le informazioni, tuttavia, filtrano. il territorio interessato dovrebbe comprendere terreni appartenenti ai Comuni di Andria, Corato, Ruvo, Spinazzola e Gravina, per un totale di alcune migliaia di ettari. Terreni abbandonati, come afferma la delibera regionale, che parla di “terreni dell’ERSAP – l’ex Ente di riforma agraria – i cui assegnatati […] abbiano perso diritto all’utilizzazione dei terreni”? No: solo per l’agro di Ruvo, una lettere dell’aprile ’84 del Presidente dell’ERSAP Lupo alla Regione Puglia afferma che dei quasi 800 ettari dell’ERSAP richiesti dai militari (in località Giuncata e Taverna Nuova), circa la metà sono assegnati ai legittimi proprietari (in parte con procedure arbitrali impugnate dall’Ente), e l’altra metà sono, sì, formalmente in disponibilità dell’ERSAP, ma condotti “in forma precaria” da coltivatori.

In pratica, si tratta dei terreni assegnati negli anni ’50, per i quali mancarono le macchine, l’elettricità, l’acqua… e gli assegnatari furono costretti ad emigrare, sperando di ritornarvi o lasciando subentrare altri contadini. Ora, quei terreni dovrebbero essere arati dai carrarmati?

Ma non ci sono solo i terreni dell’ERSAP. Ci sono boschi (valutati in 880 ettari dal documento degli allevatori di Altamura) ed aree di rimboschimento anche recente, per i quali si applicano automaticamente le norme di vincolo del recente “decreto Galasso” del Ministero dei beni culturali e ambientali. Ci sono aree già vincolate, come la zona circostante Castel del Monte, sottoposta – giustamente – a vincolo paesistico da un decreto del 1968 del Ministro della Pubblica Istruzione. Ci sono masserie, che oltre a costituire pezzi di storia preziosa del nostro territorio, potrebbero – anche se in parte abbandonate – essere riutilizzate, magari da cooperative di giovani, come sta pensando di fare il Comune di Altamura.

Ci sono – soprattutto, ma non solo, in agro di Ruvo e Corato – aree di agricoltura anche assai redditizia, dove si applicano nuovi metodi zootecnici e di incroci colturali… Su tutto questo dovrebbe abbattersi la scure del demanio militare. E con particolare durezza: perché, a differenza di altri poligoni “occasionali”, questo poligono sembra non preveda un’area centrale circondata da una “zona di rispetto” entro la quale non vi sono espropri, ma solo limitazioni alle costruzioni e alle colture e sgomberi saltuari. Sarebbe, tutta l’area in questione, soggetta ad esproprio: in coerenza con le caratteristiche di un poligono che – anche per il tipo di esercitazioni che vi si susseguono, con partecipazione di aerei “Tornado”, reparti d’assalto e cingolati – pare destinato a diventare la principale base di appoggio al Sud per quella “Forza di pronto intervento” inter-forze di cui parlò recentemente il Ministro Spadolini. Aggiungiamo a questo le basi di Gioia del Colle (con i potenti “Tornado”, capaci di portare armi nucleari), di Martina Franca, di S. Vito dei Normanni: è tutta la Puglia centrale che diventa “zona militare”, di prim’ordine, e dunque anche bersaglio nucleare, in caso di guerra, di prim’ordine.

Insomma: questo progetto è un attentato alla nostra economia, ed anche alla nostra sicurezza. Che fare? Se è vero che la legge lascia pochissimi spazi alla volontà popolare, esistono molti altri mezzi per farla pesare, oltre alle vie legali: e subito, senza aspettare che divengano operativi gli espropri, e con loro la pratica deleteria delle “bustarelle”, degli indennizzi maggiorati, dei compensi a pioggia ai Comuni per comprarsi le coscienze.

Una recente interrogazione parlamentare dell’On. Ronchi di Democrazia Proletaria al Ministro della Difesa, inviata per conoscenza a tutti i Sindaci e le organizzazioni politiche e sociali della zona, ha riaperto il problema. Sono di questi giorni le prese di posizione del Sindaco di Altamura – in una trasmissione alla RAI regionale – e del PCI di Gravina, dove se ne discuterà probabilmente anche in Consiglio Comunale; a Ruvo la Libreria “L’Agorà” sta promuovendo incontri sul problema, e lo stesso stanno facendo organizzazioni ambientaliste in tutta la zona; la Federbraccianti comprensoriale ha inviato una lettera allarmata ai Sindaci, sollecitando incontri; l’ARCI-Lega Ambiente regionale si è impegnata a mobilitarsi contro il poligono, e sta avviando incontri con i Gruppi consiliari alla Regione.

C’è innanzitutto il dovere elementare di informare la popolazione – visto che le istituzioni non lo fanno. Le Amministrazioni comunali possono – come ha fatto, sul problema nucleare, il Comune di Carovigno – pronunciarsi ufficialmente contro il progetto, ed anche dichiarare simbolicamente il proprio territorio “zona smilitarizzata” chiedendo anche lo smantellamento delle servitù militari già esistenti. Si possono organizzare momenti di dibattito a livello cittadino, in cui tutte le forze, politiche e sindacali, si esprimano con chiarezza. Ed alla fine, si può arrivare – magari in occasione delle prossime elezioni amministrative – a referendum popolari, simbolici e consultivi ma importanti sul piano politico, Comune per Comune: che siano indetti dall’Amministrazione comunale, o siano “autogestiti”, del loro esito le Autorità militari e quelle regionali non potranno non tenere conto, come dimostra il precedente del referendum consultivo indetto a Latina l’anno scorso, appunto su un progetto di poligono militare.

“Svuotare gli arsenali, riempire i granai”, disse il Presidente Pertini. Sta alla coscienza di ciascuno di noi praticare quest’obiettivo, nell’interesse del nostro territorio e del nostro futuro.

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