Sale comunali e spazi studio: a che punto siamo?

Nella politica dell’Italia di oggi funziona un po’ come nella vita di tutti i giorni: c’è chi può permettersi un’auto lussuosa, c’è chi l’auto è costretto a sognarsela. Analogamente nella società civile, c’è chi può permettersi di organizzare iniziative pubbliche nelle sale conferenze degli hotel, c’è chi conosce solo una sala conferenze, per fortuna ancora gratuita: la piazza. Il problema di quest’ultima è che nei mesi invernali risulta essere un tantino inospitale e di conseguenza, per dire la propria in pubblico tocca aspettare che il calendario scorra inesorabilmente. Ma come, non esistono le sale pubbliche comunali? Certo che sì. A Ruvo sono due: la sala conferenze di palazzo Caputi (Museo del Libro) e quella della Pinacoteca Comunale, o ex convento dei domenicani. Peccato che per utilizzarle, un privato cittadino o un’associazione devono attenersi a un regolamento con tanto di tariffa piuttosto salata: 17 euro l’ora più 2 richieste bollate da 16 euro. Si dirà che purtroppo bisogna accettare i regolamenti ma noi risponderemo che questi potrebbero anche essere rivisti per due ragioni: quella di Ruvo non è la normalità: nella vicina Molfetta, ad esempio, gli spazi pubblici comunali sono messi gratuitamente a disposizione; basta farne richiesta. Seconda motivazione: come non può accorgersi di questo l’Amministrazione che da sempre porta avanti la bandiera della partecipazione attiva dei cittadini?

Chiediamo quindi che si modifichino i regolamenti e si agevoli l’uso degli spazi pubblici a favore di tutti, chiediamo di agire per non rendere la storia della “partecipazione” una mezza ipocrisia. Spazi pubblici, servizi e strutture a misura di cittadino, ma anche a misura di ragazzi. Avendo già citato il Museo del Libro, rendiamo conto di numerose lamentele che ci sono giunte da studenti che hanno cercato di usufruire delle comode sale studio di Palazzo Caputi. Lamentele dovute agli orari di apertura, specie quelli pomeridiani: può una sala studio essere aperta solo per tre ore durante il pomeriggio, dalle 15 alle 18, o dalle 16 alle 19?

Numerosi studenti dunque, avendo appena a disposizione il tempo per aprire e chiudere i libri, scelgono di studiare altrove, anche in comuni limitrofi. Chiediamo dunque di mettere a maggiore disposizione della comunità questo prezioso spazio pubblico, posticipando l’orario di chiusura serale almeno fino alle 20, pubblicizzando a dovere la presenza di spazi per lo studio e rendendoli più accogliente ed efficienti (dotandoli magari di un rete wifi o di un piccolo bar), non fosse altro per la presenza nella stessa struttura della biblioteca comunale, che risulterebbe così valorizzata.

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