Sinistra unita? Guardiamo in faccia la realtà!

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di Andrea Mastrototaro

In questi ultimi mesi c’è stato un gran parlare sulla questione del processo unitario della sinistra italiana. Si sono ovviamente convocati tavoli nazionali che hanno portato ad un nulla di fatto, tavoli arenati da posizioni spesso inconciliabili. Si sono anche convocate delle assemblee nazionali che, anche queste, sono state puntualmente rinviate ai mesi successivi (si incominciò prima con giugno, poi settembre, novembre e alla fine gennaio e ora forse ci sarà qualcosa a febbraio), prima si sono scritti comunicati firmati, poi si è passati a comunicati non firmati. Questi ultimi fatti circolare con l’ idea che fossero comunicati spontanei ,scritti “dal basso”. In verità di basso e spontaneo non c’era nulla, anzi, era un becero prodotto di alcune segreterie di partito (e non solo!) che erano state colte da momenti di alta burloneria ricordando il nobile insegnamento del buon Bertinotti imitato da Guzzanti quando dice che la “sinistra è gioco e divertimento.”

Sia chiaro, chi vi sta parlando è un convinto sostenitore dell’unità a sinistra. Penso che, oggi più di ieri, il nobile motto di Camillo Prampolini, “uniti siam tutto, divisi siam niente” sia attuale, anzi attualissimo. Anche io ho accolto con gioia ed interesse questa fase politica. Più volte ho detto che un processo aggregativo a sinistra è necessario. Più volte ho sottolineato, come molti, gli esempi di altri processi unitari in Europa e nel mondo come ad esempio in Grecia, Spagna o in Portogallo. Ma qui in Italia qualcosa non torna. Cosa manca? Come mai il “facciamo come…” in Italia non funziona? A questa domanda ho provato a darmi tante risposte, più o meno filosofiche o più o meno di tatticismo politico ma alla fine la mia realpoltik quotidiana mi ha illuminato.  A chi oggi governa i vari partiti della sinistra italiana, in un modo o nell’ altro, non gli interessa fare una sinistra unita.

E perchè dico questo? Dico ciò perchè tutti gli attori che si sono seduti intorno a quel tavolo non sono partiti con l’idea del “ciò che ci unisce”, e quindi costruire su quello che di buono può esserci tra di noi, ma si è partiti su ciò che ci divide. Tutto questo perchè? Ovvio, per difendere le loro riserve indiane, i loro interessi. Si è partiti con in testa la difesa degli interessi personali più che gli interessi dei propri militanti e delle classi oppresse. La verità e che la paura di molti onorevoli o di molti personaggi che gravitano intorno al mondo della sinistra e che vivono di politica di rimanere da un giorno all’ altro senza un lavoro è tanta. Che fare dopo? Lavorare? Oh mio Dio…

Ma mentre a Roma i tatticismi e i “tengo famiglia” rendono impossibile qualsiasi passo in avanti, nel resto del paese è un fiorire di comitati, circoli, assemblee di processi unitari. Tanti compagni e tante compagne si sono messi in cammino nei propri territori per provare a ricostruire un’idea di sinistra nella propria città. Molti compagni e compagne si sono ritrovati, molti compagni e compagne che nel corso del tempo si erano allontanati ora tornano entusiasti perché nel loro paese, nella loro città si parla e si costruisce un percorso unitario. La base dei partiti si muove autonomamente, abbandonando i propri leader impegnati a Roma su beghe e tatticismi provando a costruire sui loro territori un idea di sinistra unita. Per la prima volta la base si responsabilizza e matura autonomamente un percorso politico diverso di città in città per costruire una sinistra unita.

A Roma sono avvisati o con voi o senza di voi il percorso è partito e mi auguro che non si fermi.

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