Tornare ad essere massa, partito di massa

di Vincenzo Colaprice
Il 13 giugno 1984 è scomparso il popolo comunista. Calma, non sto parlando dell’ideale comunista, che è sempre esistito e mai morirà, tantomeno dei comunisti. Sto parlando di quella massa, di quell’agglomerato di gente che il PCI era capace di portare in piazza, ovunque. Sto parlando di quelle orde di giovani che animarono le contestazioni dal ’68 in poi, ereditate poi da DP e dagli altri movimenti e/o partiti della sinistra radicale. Il 13 giugno con i funerali di Berlinguer se ne andò quella massa, quel milione di persone che invase Roma e la piazza di san Giovanni in Laterano e che i giornalisti chiamavano, appunto, il “popolo comunista”. Ma ora tutte quelle persone che quel giorno erano in piazza, dalle più disparate località, tutte quelle persone che affollavano le feste dell’Unità o dei comizi di turno dove sono andate? E i giovani degli anni ’60-’70, oggi adulti e maturi dove sono?
Domani, 29 giugno, a Roma si terrà la prima sessione della Conferenza Programmatica di Rifondazione in vista del congresso autunnale. Ora, andando oltre Rifondazione, il PCI, DP, tutte le linee politiche di questi anni, le possibili decisioni che saranno prese, la fondazione di nuovi soggetti politici o meno, è assurdo vedere quanto nella rete ci sia la voglia di un nuovo partito comunista. Gruppi, pagine, addirittura comitati promotori, tutti pronti a rifondare il PCI, non tanto per la storia del partito in sé ma perché si avverte la totale assenza di una rappresentanza dei lavoratori in parlamento. Il popolo, quel popolo, ora forse, si sente orfano. Perché ormai, credo, a nessuno interessa più dell’erroneità o meno del “compromesso storico”, dell’macchinoso apparato burocratico che il PCI era diventato, della sua crisi nel confronto col PSI. Perché il popolo sente la mancanza di figure carismatiche ed emblematiche come lo furono Togliatti, Di Vittorio, Longo o Berlinguer stesso. Eppure quel progetto nuovo e fresco che doveva rifondare il comunismo dal 2008 ha frenato, si è smarrito, si è perso. E pensare che Rifondazione fino all’aprile del 2006 possedeva 68 seggi in parlamento tra Camera e Senato.
Aldilà di tutto quello che è stato fatto, le alleanze, le coalizioni, le sconfitte di questi anni, il Partito della Rifondazione Comunista aveva un puro scopo: la rifondazione del comunismo, la rifondazione di un partito politico comunista (specialmente quand’era ancora movimento). Purtroppo sono invece seguite delle scissioni e delle divisioni. Credo però che il proliferare in rete di associazioni e attività comuniste fornisca tre dati:
1)      Quel popolo comunista c’è, anche se rintanato dietro un monitor, c’è. Non è un popolo di cinquantenni, di settantenni né di nostalgici. È un popolo che realmente prova ad alzare la testa dopo aver compreso l’inutilità di un centro-sinistra che appoggia le politiche liberiste e il vuoto lasciato dalla sinistra comunista italiana;
2)      Quel popolo immenso che pullula in rete si sarebbe dovuto rispecchiare nel voto. Ma non prendiamolo come un popolo puramente idealista o immobile, come la maggioranza degli italiani è solo sfiduciato per la politica, il ruolo delle istituzioni e per chi ci rappresenta;
3)      Questo popolo, magari, desidera, vuole, crede che un nuovo Partito Comunista Italiano rispecchierebbe le istanze dei lavoratori italiani, di quel popolo che vota PD, per tradizione, perché è l’erede legale del PCI, perché per loro la sinistra è il PD e non vogliono giocare a perdere.
Forse questo popolo ha solo bisogno di un segnale. Se fossimo capaci di portare in piazza quello che sulla rete di vede, ovvero un gran fiorire di siti, blog, gruppi, associazioni (addirittura c’è chi si sta trasformando in movimento politico come in questo caso) allora sì che risorgerebbe il popolo comunista.
Quel popolo non è mai morto, è solo addormentato, illuso da tutto ciò che i titoloni dei media ci hanno presentato quotidianamente, dividendo sempre di più la comunicazione e il potere in due poli, centro destra e centro sinistra, che ben presto finiranno per convergere.
La storia più che mai, in questo momento, ci darebbe ragione. Stiamo vivendo una crisi economica grave, gravissima, voluta da un sistema sempre più in cancrena, che si è evoluto, certo e ci ha messo spalle al muro. Ma se c’è questa volontà è necessario che noi tutti comunisti, PRC, PdCI, PAC, PCL e tutti gli altri, cerchiamo di unirci, seriamente e mostra l’opposizione al centro-sinistra, la nostra differenza, il nostro essere comunisti, l’opposizione al liberismo e al neo-capitalismo, aldilà delle correnti, dei litigi e delle fazioni. Un partito comunista unito è fondamentale più che mai.
Il socialismo sta trionfando in Sud America con risultati eccellenti, specialmente in Venezuela e Uruguay. In Spagna e in Grecia, paesi sulla nostra lunghezza d’onda, economicamente parlando, riescono a farsi sentire seppure con una sinistra sì radicale, ma non esplicitamente marxista.
Marx è rivalutato anche dal Time, non possiamo, non dobbiamo perdere questa occasione. Abbiamo un congresso in futuro, cerchiamo di dare voce ai tantissimi giovani che fanno movimento comunista sulla rete, strumento più che fondamentale, come il successo del M5S ci dimostra e alle tante persone, lavoratrici e lavoratori che quotidianamente affrontano le difficoltà di una vita in cui bisogna ancora lottare per arrivare a fine mese, bisogna ancora abbassare la testa davanti al padrone, bisogna ancora sottostare ai diktat di economisti e industriali. È tempo di tornare in piazza, di tornare fuori dalle stanze dei partiti. Majakovskij diceva:

non richiuderti nelle tue stanze, partito, ma resta amico dei ragazzi di strada”.

Torniamo nelle strade, torniamo a fare politica per il popolo, uniti e compatti, un fronte comunista singolo e non più divisi. Facciamo ritornare la massa in piazza e non solo per le elezioni ma sempre quotidianamente, torniamo a sventolare le bandiere rosse per le strade. Torniamo ad essere partito di massa perché è inaccettabile che la nostra massa, il nostro popolo, quello comunista, sia stato ereditato da un partito che ubbidisce alle logiche liberiste e che di sinistra non ha davvero più nulla.
Gaber cantava in Qualcuno era comunista:

Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo/Perché sentiva la necessità di una morale diversa/Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita/Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso/Era come… due persone in una/Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita/No. Niente rimpianti/Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare…come dei gabbiani ipotetici/E ora? Anche ora ci si sente come in due/Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente/lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito/Due miserie in un corpo solo.”

 

Io dico che quel bisogno di una morale diversa ora è più che mai vivo e quel sogno oggi si sta risvegliando.

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