Una firma per il lavoro e la costituzione

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del Partito della Rifondazione Comunista di Ruvo di Puglia

C’è un’urgenza evidente. E’ quella di rompere lo stallo. Lo stallo di un paese in cui non esiste un’opposizione sociale e politica minimamente adeguata a quanto sta accadendo. Un paese in cui disagio e disperazione sociale rischiano di essere confinati nella dimensione della rabbia individuale, più che in conflitti collettivi capaci di durata  sedimentazione di coscienza, progetto di alternativa.

A questa necessità è indispensabile dare una  risposta, provando a ricostruire opposizione e conflitto contro le politiche del governo e dell’Europa di larghe intese, a rimettere insieme il  campo della sinistra di alternativa, ad avanzare una proposta di trasformazione.

Il governo Letta-Alfano, ha rinviato molti nodi a partire da quelli che più hanno occupato il dibattito pubblico, dall’Imu all’Iva, ma l’immagine del “governo del rinvio” stretto tra le contraddizioni  della coalizione che lo sostiene, finisce per contribuire ad abbassare il livello della denuncia tanto dell’impianto di fondo, quanto delle singole scelte assunte o annunciate.  Il “governo del rinvio” non ha rinviato di peggiorare la situazione in materia di sicurezza del lavoro nel  “decreto del fare”, né di liberalizzare l’uso dei contratti a termine, ampliare il ricorso al lavoro accessorio, intermittente, al falso lavoro autonomo, peggiorando persino la controriforma Fornero. E il plauso all’accordo dell’Expo 2015 “che può essere modello nazionale”, secondo Letta, inaugura il modello del lavoro puramente gratuito volontario, un’inedito assoluto fino ad oggi.

A che cosa è dovuta infatti quella vera e propria “crisi nella crisi” che ci consegna una caduta di reddito, occupazione, produzione ed investimenti  molto peggiore della media europea se non agli effetti delle manovre dei governi Berlusconi e Monti, combinati con la particolare intensità e gravità della stagione delle privatizzazioni nel nostro paese, con l’idea che la sola politica industriale fosse la precarizzazione, la compressione di salari e diritti del lavoro?
L’Italia è stata seconda solo al Giappone nei processi di  privatizzazione degli ultimi venticinque anni: un bilancio totalmente fallimentare, di cui ora ci si appresta a lanciare la fase conclusiva.

E’ con questa consapevolezza che il Partito della Rifondazione Comunista ha lavorato a definire la proposta di Piano per il Lavoro e la Costituzione. Con la consapevolezza che il rimedio non può stare nel male, che la soluzione della crisi non può venire né in Italia né in Europa dalla continuazione estremistica delle politiche che l’hanno prodotta, ma dal rovesciamento di quelle
politiche.

Il Piano per il Lavoro e la Costituzione vuole creare almeno un milione e mezzo di posti di lavoro in tre anni e iniziando a dare una risposta ai  3 milioni e 140 mila disoccupati, ai tre milioni di persone che un lavoro lo vorrebbero ma non lo cercano perché pensano che sia impossibile trovarlo, ai 520 mila lavoratori e lavoratrici in cassa integrazione a zero ore.

Attraverso questa proposta di legge d’iniziativa popolare chiediamo essenzialmente:

  • incremento delle risorse destinate a ricerca e sviluppo;
  • riconversione ecologica e solidale dell’economia e della produzione;
  • riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali;
  • abolizione della controriforma Fornero delle pensioni e reintroduzione della pensione di anzianità con 40 anni di contributi versati a prescindere dall’età anagrafica;
  • istituzione del reddito minimo per disoccupate/i e inoccupate/i iscritti nelle liste di collocamento;
  • introduzione del salario orario minimo;
  • sostituzione di IMU e Tasi con una patrimoniale su redditi superiori ai 700.000 euro;
  • ridiscussione dei trattati europei e fine delle politiche di austerità, con stanziamento di fondi per la costituzione di un fondo nazionale per il lavoro e l’economia ecologica e solidale;
  • tagli alle spese militari, soppressione dell’acquisto degli F-35 e del programma per la realizzazione della linea TAV Torino-Lione;
  • contrasto alle delocalizzazioni, alla grande evasione fiscale e alle privatizzazioni;
  • rilancio pubblico di istruzione, cultura e sanità con progressiva eliminazione dei ticket;
  • creazione di posti di lavoro attraverso la messa in sicurezza dei territori dal rischio idraulico, che colpisce l’82% dei comuni italiani.

A queste principali richieste si unisce la difesa della Costituzione: l’obiettivo del governo è manometterla, perché i principi di uguaglianza, libertà, sovranità popolare che contiene, sono incompatibili con i diktat delle lobby finanziarie. Tutto questo si può fare, dicendo no al Fiscal Compact e alle politiche che stanno aggravando la crisi  distruggendo la società e la democrazia in Italia ed in Europa.

A Ruvo, il Partito della Rifondazione Comunista organizzerà banchetti per la raccolta firme a partire da sabato mattina presso il mercato comunale e da domenica sera, dalle 18 alle 21 in corso Cavour. I banchetti riprenderanno poi settimanalmente il 4 gennaio nel mercato di via Pertini e nelle domeniche successive tra le principali strade del nostro paese. I moduli sono disponibili nella sezione “Dino Frisullo” del PRC, in corso Gramsci 25; per ulteriori informazioni su date e luoghi dei banchetti è possibile consultare il sito proletariaruvo.altervista.org.

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