L’occasione giusta per la Rifondazione di un Partito Comunista

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di Raul Mordenti, Andrea Fioretti e Christian De Nicola (autoconvocati PRC – documento 3)

Il vero tema del IX Congresso a noi pare uno solo: è ancora possibile cercare di rifondare un Partito Comunista che ambisca ad avere un’influenza di massa? Oppure è il momento di dare ragione, con qualche anno di ritardo a chi ha affermato (da Occhetto a…Vendola) che questo progetto è superato perché irrealizzabile e che bisogna accontentarsi di nuotare nel gorgo (per giunta poco pulito) della socialdemocrazia? E questo per di più in una fase di pesante crisi di sovrapproduzione e all’epoca del Fiscal Compact in cui non c’è nulla da redistribuire con piccole riforme da strappare a presunti “governi amici”?

Che il tema sia questo è dimostrato dal cuore delle proposte che si contrappongono nei documenti che sono sostanzialmente due: 1) lanciare la costituzione di un nuovo soggetto politico della sinistra alternativa rinunciando a parte dell’autonomia del PRC che sposterebbe il suo progetto all’interno di questo soggetto, oppure, 2) rimettere in moto un movimento per la Rifondazione di un partito comunista e costruire la più vasta alleanza antiliberista e anticapitalista possibile mantenendo una forte autonomia e visibilità del PRC?
Certo rispetto alla prima proposta nel documento n. 1 c’è anche la variante degli emendamenti che inclinerebbero questo soggetto politico più come “sinistra del centrosinistra” e quella del documento n. 2 che vede già liquidato il PRC e attende delle condizioni pre-rivoluzionarie per costruire un nuovo partito “di classe” non comunista. Ma in sostanza i militanti saranno chiamati a scegliere tra queste due opzioni.
Noi crediamo che la Rifondazione di un Partito comunista sia assolutamente necessaria, e crediamo anche che sia possibile. La prima affermazione non deriva da rimpianti, ma al contrario deriva dall’analisi marxista del capitalismo e della sua crisi, la quale è del tutto irrisolvibile all’interno del sistema dato: da ciò deriva la necessità di pensare, progettare, realizzare il superamento del capitalismo il cui andamento della crisi porta l’umanità alla catastrofe e alla guerra; la seconda affermazione non deriva da sogni, ma semplicemente dal fatto che in moltissimi paesi del mondo ci sono Partiti e Movimenti che lavorano a pensare, progettare, realizzare il superamento del capitalismo verso il socialismo nel XXI° secolo.
Per fare questo non possiamo che porre la prospettiva dell’uscita dal capitalismo come unica via d’uscita a sinistra dalla crisi. In connessione con tutti i movimenti che lottano contro i diktat del capitale finanziario per mezzo di UE-BCE-FMI (la Troika); per la rottura da sinistra dei vincoli euro-monetaristi che impongono abbattimento di salario, posti di lavoro e diritti nei singoli paesi e in netta alternativa alle forze politiche che nel nostro paese applicano queste ricette (di cui il PD è un puntello strutturale e non accidentale). Su queste basi si comprende che, non per settarismo ma per una precisa analisi di classe, il cuore delle alleanze antiliberiste e anticapitaliste che dobbiamo necessariamente perseguire è fuori dall’orizzonte del campo del centrosinistra marcato dalla carta di intenti PD-SEL. Noi dobbiamo batterci in ogni modo per entrare nelle istituzioni da comunisti, ma avendo ben chiara la gerarchia dei problemi: il Partito Comunista è indispensabile e non semplicemente “importante”, mentre stare nelle istituzioni è molto importante ma non “indispensabile”. Ci sono state fasi della nostra storia in cui siamo stati esclusi dalla sfera istituzionale e oggi, ancora una volta, lo sforzo delle classi dominanti è tenere fuori i comunisti (cioè il conflitto sociale) dalla sfera della rappresentanza con controriforme e con una sorta di “golpe bianco” (sponsorizzato da Napolitano e condotto in prima persona dal PD) per manomettere la Costituzione e per imporre forme di presidenzialismo e governi di “unità nazionale” che ci traghettano in questa sorta di Terza Repubblica.
Se in questo difficile contesto il Partito Comunista è necessario e possibile e, ancora, se è sotto gli occhi di tutti/e noi che la Rifondazione di un tale Partito è oggi debolissima e in rischio di vita, ne consegue logicamente che ci sono dei gravi errori soggettivi di linea e che quindi ogni proposta congressuale autoassolutoria e autoconsolatoria va rigettata. Nonostante questo noi non partecipiamo al balletto degli scontri personali che sembra invece attraversare gli altri documenti.
Non ci interessa cambiare dei “nomi” e confermare una linea rivelatasi fallimentare. Noi facciamo un ragionamento del tutto diverso: noi diciamo che la linea politica seguita dal Partito in questi anni va radicalmente corretta, così come va corretto radicalmente il modo di essere del Partito e la sua stessa struttura organizzativa. Il ricambio del gruppo dirigente ne conseguirà coerentemente, ma tale ricambio è un problema che sta dopo del problema di cambiare la linea politica. Il Documento n. 3 è tutto in questo ragionamento, che francamente ci sembra dovrebbe essere condiviso da molti, se non da tutti noi (vedi opuscolo informativo alla pagina: http://autoconvocati.altervista.org/?p=310).

E’ quindi il tema del Congresso ad essere “straordinario”, anche se non lo sono state certo le sue modalità di svolgimento che hanno invece riproposto le cose peggiori del nostro recente passato. Il gruppo dirigente uscente non ha voluto un vero Congresso “per tesi” emendabili dal basso e con uguale diritto di rappresentanza e a nulla sono valse le firme dalle federazioni che lo richiedevano e la nostra proposta al CPN di modificare il regolamento. Si è preferito invece una sorta di piccolo “porcellum” interno con soglia di sbarramento alzata al 10% e un Congresso a mozioni, ma si è anche deciso che i voti riportati dagli emendamenti non sarebbero stati neanche conteggiati, mentre la scelta nominativa sarebbe stata ancora affidata, come è successo al Congresso di Napoli, al “manuale Cencelli” fra le correnti organizzate che avessero “accettato” di stare nel documento partorito dalla segreteria uscente del Partito.
Per questi motivi noi ci siamo trovati a dover trasformare le nostre tesi, che abbiamo discusso e pubblicizzato sin da settembre, nel Documento n.3 senza però diventare anche noi una corrente provenendo da storie ed esperienze molto diverse e trovandoci oggi fortemente uniti dalla necessità di salvare il Partito e ridargli un impianto marxista. Abbiamo fatto ricorso a una possibilità democratica del nostro Statuto che, a memoria, non era mai stata utilizzata in Rifondazione e cioè che almeno 500 iscritti/e di differenti regioni potessero presentare direttamente un documento congressuale senza passare per il CPN. Il tempo a disposizione era pochissimo eppure abbiamo raccolto più di 850 firme in quasi tutte le regioni. Un segno incoraggiante che c’è una spinta consistente in Rifondazione per rilanciarla come Partito comunista. Il IX Congresso è l’occasione giusta, forse l’ultima, per cambiare e salvare il Partito: non lasciamocela sfuggire.

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